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Settore crypto in Italia: nuovo tentativo per creare norme ad hoc?

Pubblicato: 31 Agosto 2022 di Francesco

Parlare del settore crypto in Italia significa considerare tutte quelle attività che, in un modo o nell’altro, fanno riferimento al mercato delle criptovalute, in modo diretto, così come trasversale su attività collegate.

Quando le criptovaluta sono state lanciate, ormai diversi anni fa, i principali Stati e governi centrali hanno fin da subito iniziato ad approfondire temi in materia di regolamentazione e di norme specifiche per vigilare sul mercato. In tutto ciò, molti Paesi hanno avuto modo di fare veri e propri passi da gigante, creando leggi specifiche, altri ancora, risultano invece ampiamente indietro.

Nello specifico, qual è la situazione in Italia? Esistono regole specifiche che vanno a regolamentare exchange, piattaforme ed altre attività sul mondo crypto? La nostra nazione è da sempre stata accusata di non aver ancora messo in chiaro alcuni punti, anche se qualcosa (come vedremo a seguire) sta lentamente iniziando ad affiorare.

Notizia che si lega quindi in modo diretto al comparto delle criptovalute che, per le crypto più note, può essere individuato all’interno di broker autorizzati e pienamente regolamentati da reali autorità, come nel caso della storica piattaforma eToro.

L’investimento in criptovalute è altamente volatile e non regolamentato in alcuni paesi dell’UE. Nessuna tutela del consumatore. Potrebbero essere applicate imposte sugli utili.

Settore crypto in Italia: Decreto OAM e primi passi

Focalizzando l’attenzione sul settore crypto in Italia, è bene ricordare come nelle precedenti giornate, uno dei dibattiti con maggior hype all’interno del mercato, abbia riguardato parte del cosiddetto decreto su OAM, che prevedrebbe una serie di obblighi per gli operatori intenzionati ad offrire servizi su asset crittografici.

Il focus della questione, così da molti anni, riguarderebbe anche l’ormai estenuante lotta all’evasione fiscale, così come al riciclaggio di denaro. Attività che comportano in modo parallelo gravi danni allo Stato, anche sotto l’aspetto economico e finanziario.

Alle società ed agli operatori che trattano asset crypto, verrebbe così richiesta in primo luogo l’iscrizione all’interno di un apposito registro, sempre in riferimento all’OAM ed in secondo luogo l’invio periodico di informazioni e la messa a disposizione dei dati per tracciabilità.

Gli interessi degli Stati su questioni normative di antiriciclaggio nel mondo, si basano proprio sul controllo e sulla possibilità (da parte di enti quali Guardia di Finanza, o similari) di poter accedere a tutte le transazioni degli utenti che operano con denaro, o altre valute, in base alla singola fattispecie da verificare.

Sarebbe in questo caso auspicabile comprendere e chiedersi se all’interno della classe dei “soggetti che forniscono servizi funzionali allo scambio di asset e valute virtuali” rientrino anche tutti quegli operatori che operano in via trasversale sul mercato crypto, quindi non in modo diretto.

In altri termini, se consulenti specializzati in servizi crypto, così come società di mining, o similari, debbano iscriversi all’apposito registro. Tutto ciò in un panorama fiscale italiano che assimila le criptovalute a valute estere, considerando così tassazioni sulle plusvalenze derivanti dagli investimenti.

Ciò che in molti chiedono, è quindi una regolamentazione più specifica e normative ad hoc dirette sul mondo delle criptovalute, che potrebbero così essere considerati beni indipendenti e non legati ad altre tipologie più generiche.

Conclusioni

Alla luce di quanto esposto all’interno dell’approfondimento, cosa cambia per gli utenti interessati a comprare criptovalute ed effettuare attività all’interno del settore crypto? Sappiamo come ad oggi sia possibile individuare sul mercato tantissime piattaforme che permettono di scambiare e negoziare su criptovalute.

Fra queste, è ovviamente opportuno fare alcune precisazioni e distinguere le piattaforme illecite, dalle piattaforme professionali e regolamentate. Parlare di broker regolamentati, significa parlare di piattaforme autorizzate e con reali licenze, erogate da enti ufficiali, come ad esempio CySEC, FCA e così via.

Le licenze mostrano in altri termini come lo stesso operatore sia approvato ad offrire i propri servizi in quel determinato territorio. Uno dei broker crypto regolamentati e più completi all’interno del settore, è eToro (qui la pagina ufficiale). Rappresenta un operatore con numerosi anni di esperienza e con milioni di utenti registrati.

L’investimento in criptovalute è altamente volatile e non regolamentato in alcuni paesi dell’UE. Nessuna tutela del consumatore. Potrebbero essere applicate imposte sugli utili.

Dispone di un database con più di 40 criptovalute supportate, le quali possono essere negoziate su una piattaforma rapida, intuitiva e con una gestione altamente semplificata. Su tantissimi asset, il broker permette sia di agire in modo diretto sull’asset sottostante, sia di operare com strumenti derivati (contratti per differenza).

Seguono inoltre una serie di altre caratteristiche e funzionalità uniche nel loro genere, come ad esempio:

  • assistenza professionale a tutte le ore;
  • grafici in tempo reale su tutti gli asset crypto supportati;
  • possibilità di utilizzare il Copy Trading per copiare reali Popular Investor in modo speculare;
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