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Ripple non ha il mining, ma l’80% del Bitcoin è minato in Cina

Cory Johnson, Chief Market Strategist di Ripple, è recentemente apparso in un webinar per fornire la sua opinione sul recente movimento di mercato di Bitcoin [BTC]. Ha anche parlato della differenza tra le varie risorse digitali all’interno del mondo delle criptovalute e le limitazioni della tecnologia di Bitcoin.

Johnson ha affermato che non è in grado di offrire consigli sugli investimenti, poiché non investe più all’interno di questo settore. Tuttavia, ha parlato delle critiche che di solito vengono imposte contro le criptovalute, affermando che in realtà la critica è verso il Bitcoin, in quanto le altre criptovalute sarebbero secondo lui “una copia” di BTC.

Ha paragonato questo a criticare Scientology quando si parla di religione, proseguendo ha inoltre dichiarato:

“Le criptovalute sono diverse. Penso che cose come Bitcoin abbiano dei veri limiti tecnologici. Penso ad esempio ai limiti sul numero di transazioni che è possibile fare ogni ora.”

Cory ha dichiarato che il settore mining continua a diventare più costoso e consuma più energia con il passare del tempo, insieme con l’ulteriore svantaggio di dare potere ai miners. Ciò è dimostrato dal fatto che circa l’80% di tutto il Bitcoin viene estratto in Cina, dando così potere ai minatori cinesi.

Johnson ha affermato che, anche se pensava che ciò non fosse intenzionale per il creatore di Bitcoin, Ripple ha seguito una strada diversa e ha scelto di sviluppare la tecnologia attorno a XRP. Parlando dei vantaggi di XRP, Johnson ha dichiarato:

“XRP non ha mining. XRP è in grado di consentire 1500 transazioni al secondo. La mia azienda ha oltre un centinaio di clienti, 150 clienti nel settore della finanza in tutto il mondo. Banche, società di investimento e molte altre aziende, utilizzano XRP.”

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Sull'autore

Andrea Lagni

Giornalista pubblicista dal 2016. Laureato in Informatica. Appassionato di Criptovalute dal 2015.

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