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Le tendenze di microinflazione possono influire sul Bitcoin (BTC)?

Le tendenze di microinflazione e tutto ciò che risulta associato ai processi di inflazione che si sono susseguiti nel corso degli ultimi tempi, possono in qualche modo avere un’influenza sul comparto delle criptovalute, più nello specifico sul Bitcoin?

È ciò che ormai da mesi continuano a chiedersi esperti ed analisti nel settore crypto, alla continua ricerca di possibili fattori di influenza, che possano spiegare anche gli ultimi andamenti del mercato crittografico (soprattutto sul Bitcoin).

La stessa inflazione viene ormai da anni considerata un parametro di studio anche in relazione al mondo delle valute digitali. Tutto ciò in riferimento alle variazioni della moneta legale nei diversi Paesi mondiali, soprattutto se considerate sul dollaro e quindi negli Stati Uniti.

Avremo modo di approfondire il tutto all’interno dei paragrafi successivi, in una news che si ricollega in ogni caso ed in modo diretto sul comparto delle criptovalute. Lo stesso, per gli asset più importanti, può ad oggi essere individuato su piattaforma di scambio e di negoziazione professionali, come ad esempio eToro.

Quest’ultimo dà la possibilità di negoziare su più di 42 criptovalute supportate, il tutto tramite una gestione altamente semplificata e tantissimi servizi a costo zero, come nel caso del conto di prova illimitato e senza vincoli iniziali.

Le tendenze di microinflazione nel territorio americano

Parlare di tendenze di microinflazione significa considerare essenzialmente il processo di inflazione che può o meno colpire determinati Stati. Ma partiamo dal principio, ricordando in questo caso gli ultimi risultati mostrati dal Bitcoin all’interno del proprio grafico di riferimento.

È ormai da 3 settimane che il Bitcoin continua a mostrare livelli inferiori ai suoi punti di massimo, in un inizio 2022 che ha avuto la capacità di confutare molte teorie che vedevano il BTC a 100.000 dollari nel corso delle prime giornate del nuovo anno. Nel giro di un solo mese, il Bitcoin ha così perso circa l’11% del suo valore.

Discesa che, in modo parallelo, ha provocato anche una diminuzione del livello di capitalizzazione singolo dell’asset, così come su quello totalitario del comparto crypto. Esperti ed analisti cercano quindi di ricollegare la situazione alquanto singolare con i timori di un tapering da parte della Federal Reserve, smossa da una delle inflazioni più grandi negli Stati Uniti.

La principale fonte di preoccupazione attiene infatti una possibile decisone da parte degli investitori nello spostare le proprie allocazioni lontane da asset considerati rischiosi, come le criptovalute e le azioni, qualora l’offerta monetaria dovesse ancora diminuire.

Tutto ciò tenendo altresì in considerazione l’ormai tanto analizzata correlazione che vede da una parte il mercato delle criptovalute e dall’altra quello delle azioni (o meglio dei titoli azionari). In merito, anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI), aveva recentemente espresso proprie considerazioni tramite i suoi analisti.

“Le risorse crittografiche non sono più ai margini del sistema finanziario” “La correlazione delle criptovalute con le partecipazioni tradizionali come le azioni è aumentata in modo significativo”.

Nel corso delle prossime settimane, continueremo a restare aggiornati su decisioni ed esposizioni da parte di FED e sulle variazioni del livello di inflazione negli Stati Uniti.

Conclusioni

Notizia odierna, che tiene quindi in considerazione fattori che (ormai da anni) vengono sempre analizzati e presi in considerazione su studi nel mercato crypto. All’interno dello stesso mercato, uno degli asset con maggior valenza sul market cap è proprio il Bitcoin.

In precedenza, abbiamo avuto modo di ricordare la sua diminuzione di valore dell’11% in un arco temporale mensile. Percentuale che diventa pari al -40% se paragonata ai punti di massimo ottenuti nel corso del mese di novembre del 2021.

La criptovaluta continua tuttavia ad essere presa in considerazione all’interno di molti progetti e di molte proposte storiche all’interno di diversi Stati. Si pensi alla sua integrazione in alcuni territori come sistema per pagare tasse e stipendi, così come asset chiave in meccanismi di lending e così via.

Un asset che risulta inoltre listato all’interno dei principali exchange e broker di carattere internazionale. Uno dei più completi è proprio eToro, anticipato già nel corso dell’introduzione e che permette di operare su decine di criptovalute in modo autonomo e con una gestione altamente semplificata.

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Sull'autore

Francesco

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