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Il Bitcoin è Sicuro?

Il valore del Bitcoin, negli ultimi anni, ha continuato ad aumentare. Questa criptovaluta è infatti diventata sempre più famosa ed utilizzata dagli investitori alle prime armi e professionisti in tutto il mondo, ma anche dalle persone che si affacciano per la prima volta al mondo delle criptovalute.

Il Bitcoin tuttavia non è ancora entrato nell’uso comune: nonostante tutti ne parlino, sono ancora in pochi a parlarne. Durante il mese di gennaio, il prezzo del Bitcoin attualmente in circolazione era di circa 14,9 miliardi di dollari USA, soltanto 8 mesi dopo, ad agosto, il prezzo ha raggiunto il livello di 63 miliardi di dollari.

Blockchain, quella che è la tecnologia su cui si basa il Bitcoin, ha calamitato l’attenzione degli investitori grazie al suo grandissimo potenziale.

Resta da chiedersi quanto il Bitcoin sia realmente sicuro. Il Bitcoin è una moneta sicura e non c’è quindi da fidarsi, oppure è diventata con il tempo una moneta sicura? Cerchiamo di scoprirlo insieme.

Il Bitcoin ed i suoi rischi

Il Bitcoin è da sempre associato ad alcuni particolari rischi. Secondo gli analisti del Global Markets Research del dipartimento di Credit Suisse, il valore di questa criptovaluta è di ben 3 volte più volatile rispetto al prezzo del petrolio, e ben 11 volte più volatile rispetto al tasso di cambio tra dollaro USA e sterlina britannica nel periodo successivo alla fase Brexit. Importante inoltre considerare che le transazioni che vengono effettuate con il Bitcoin non possono essere annullate (sono dunque irreversibili) e quindi le cose si potrebbero complicare nel caso in cui si dovesse digitare la cifra errata.

Per accedere al proprio conto di Bitcoin, è necessario utilizzare una chiave privata, che funziona da password che non è possibile reimpostare. Nel caso in cui la chiave privata dovesse essere smarrita, non sarà più possibile accedere ai propri Bitcoin, e si rimarrà chiusi fuori dalla piattaforma.

Blockchain e la sua sicurezza

Il Blockchain ha un’architettura che sembrerebbe essere estremamente alquanto immune a tutti i possibili rischi di hacking. È infatti importante specificare che il Blockchain è una rappresentazione di tutte le transazioni effettuate.

Nell’attimo in cui si decide di trasferire i Bitcoin verso un’altro soggetto, su tutti i computer della rete dove è installato il software di Bitcoin verrà elaborata la firma pubblica tramite un algoritmo specifico, che verificherà le transazioni precedenti nella Bitcoin in modo da poter verificare che il mittente possieda i Bitcoin.

Successivamente invece, altri computer potranno dunque controllare e verificare il destinatario. Per essere processata, è necessario che la transazione venga dunque “aggregata” su tutti gli altri computer dove è installato il software Bitcoin Core (i miner) che intanto risolvono complesse formule matematiche per mettere in sicurezza l’algoritmo.

Ai computer che “minano” il blocco vengono dunque forniti dei Bitcoin come ricompensa, il blocco viene poi aggiunto al registro blockchain, che è immutabile nel tempo.

L’attacco del 51%

Gli hacker possono arrivare ad attaccare la blockchain e il registro in modo da poter far sembrare che nelle precedenti transazioni sia stato trasferito del denaro sul conto dell’hacker?

Sì è possibile, ma è comunque necessaria una potenza di calcolo molto alta. Dato che gli utenti del Bitcoin verificano la validità di una transazione consultando anche tutte quelle precedenti, sarebbe necessario hackerare non solo l’intero blocco, ma anche tutti quelli successivi.

La blockchain deve essere infatti immaginata come una sorta di terreno, con la sua particolare conformazione geologica “a strati”. I blocchi più recenti rappresentano infatti un “terreno cedevole” che teoricamente potrebbe essere manipolato dai malintenzionati che hanno una potenza di calcolo sufficiente. Proprio secondo questo principio, le transazioni possono venire considerate valide soltanto dopo la conferma di sei blocchi. Man mano che passa il tempo, sarà sempre più necessaria una potenza di calcolo maggiore per riuscire a controllare l’intera rete.

La quota della rete dei miner del Bitcoin è inoltre un rischio che potrebbe diventare altissimo con il tempo.

Teoricamente, se una persona riuscisse ad ottenere il controllo del +51% della rete, sarebbe possibile per questa persona/entità iniziare a bloccare le nuove transazioni / annullando le conferme recenti, ed addirittura spendere gli stessi Bitcoin più di una volta.

Tecnicamente inoltre, con il controllo del 30% della rete, un hacker avrebbe il 40% delle probabilità di minare sei blocchi consecutivi in una settimana, riuscendo quindi a manomettere tutte quelle transazioni.

Nel caso in cui ci fosse un attacco del 51%, ci sarebbe tuttavia un crollo del Bitcoin. In parole povere, i miner che attaccano la rete andrebbero quindi ad attaccare i loro stessi asset sottratti.

Furto di Bitcoin

La configurazione della blockchain, eccetto attacchi di un’elevata percentuale, è quindi abbastanza sicura e difende in maniera eccellente l’architettura dagli attacchi informatici diretti, i rischi di furto avvengono a causa del fatto che gran parte degli utenti preferisce utilizzare intermediari per i propri portafogli Bitcoin.

Questi elementi dell’ecosistema Bitcoin sono stati soggetti ad attacchi. Soltanto nel mese di agosto 2016, la piattaforma Bitfinex ha subito un attacco per un controvalore di circa 82 milioni di dollari USD (119 mila Bitcoin).

In molti ricorderanno sicuramente l’implosione di MTGOX, dove fu sottratta l’incredibile cifra di 850 mila Bitcoin (che oggi, con il Bitcoin a 4000 dollari, varrebbero circa 3 miliardi e mezzo di dollari).

In conclusione

La tecnologia di Bitcoin è tutto sommato sicura, in quanto gran parte degli scandali sono avvenuti a causa di wallet di terze parti. Quando infatti entrano in gioco altri soggetti, la situazione tende a complicarsi.

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Sull'autore

Andrea Lagni

Giornalista pubblicista dal 2016. Laureato in Informatica. Appassionato di Criptovalute dal 2015.

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