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Il Bitcoin è morto. Segwit2x è un attacco 51% alla rete!

L’attacco 51% (51% Attack) è una potenziale minaccia all’interno del network di Bitcoin, che avviene quando un’organizzazione riesce a controllare la maggioranza della potenza di mining del network.

E’ il più grave scenario nel quale il Bitcoin possa mai trovarsi, temuto ormai da svariati anni da parte degli sviluppatori e dei miners.

Si tratta di un vero e proprio “armageddon”, dove i malintenzionati in controllo di una percentuale maggiore al 50% della potenza di calcolo del network, potrebber0 fermare le transazioni e la loro conferma o persino “invertire” alcune transazioni. Si tratterebbe della minaccia più grande al network nato nel lontano 2009. Ovviamente chi opera con i CFD come i clienti di Plus500 (clicca qui per il sito) non ha nulla da temere, anzi, potrebbe approfittare alla grande per guadagnare anche al ribasso, oltre che al rialzo.

La struttura del Bitcoin, ed il suo sistema di incentivi economici per i miners, sono stati impostati specificatamente per combattere il potenziale distruttivo di un attacco al 51%. Per adesso il network ha sempre funzionato e l’attacco al 51% è sempre stato un considerato un problema “di poco conto” da parte degli esperti ed appassionati. Ma il 16 Novembre, tutto questo potrebbe cambiare.

Un attacco coordinato al 51% inizierà intorno al 16 di novembre. Questo è quello che è stato deciso dal consortium di miner che essenzialmente rappresentano più del 50% della potenza di calcolo del network, insieme ad un gruppo di startup blockchain, d’accordo sull’obiettivo di incrementare la dimensione del blocco.

Questo richiederà un hard fork, e anche se potrebbe venire considerato controverso, si tratta di un desiderio legittimo (proprio come è avvenuto con il Bitcoin Cash, Bitcoin Gold e molto altro ancora) e non può essere considerato un attacco vero e proprio, anche se sono presenti dei rischi.

I rischi di Segwit2x

E quindi? Possibile considerare il Segwit2x come un fork “tutto rose e fiori”? Tuttavia, gli sforzi del consorzio si sono evoluti in un progetto che risulta essere qualcosa di più di un semplice “fork”.

Segwit2x si è evoluto in un qualcosa che non è più un progetto per effettuare un fork della blockchain del Bitcoin, ma tutto è stato fatto per deliberatamente prevenire l’esistenza della stessa.

La mancanza di Replay Protection

Ecco come funziona la Replay Protection, in questo caso nel Bitcoin Cash

Più nello specifico, gli sviluppatori hanno deciso di non introdurre la “Replay Protection”.

Il Fork Bitcoin2x creerà una situazione dove le transazioni effettuate all’interno di un fork, potranno essere replicate all’interno all’interno del secondo fork. Gli utenti avranno quindi i fondi su tutte le blockchain, ma ogni transazione che verrà fatta su una blockchain potrebbe portare alla perdita di fondi all’interno dell’altra blockchain.

La replay protection è una tecnologia per proteggere gli utenti da questo rischio. Gli attacchi al network sono tutte quelle azioni atte a mettere in crisi il normale funzionamento del protocollo. Segwit2x, a causa della replay protection, causerà una scissione di non poco conto.

Senza la replay protection, una blockchain minore ha meno probabilità di sopravvivere.

La scelta del consortium è che la blockchain del Bitcoin cessi di esistere, portando le transazioni della stessa a non riuscire più a trovare una conferma all’interno del network.

Questa potrebbe essere dunque considerata come una vera e propria definizione di un attacco al 51%. Potrebbe sembrare bizzarro che persino il consortium del Bitcoin possa effettuare un attacco del genere, considerando il fatto che all’interno sono presenti numerosi sostenitori del Bitcoin che affermano di “agire in buona fede”.

Senza la replay protection, il loro progetto è a tutti gli effetti una malattia autoimmune.

Ultimi giorni prima della morte del Bitcoin?

Segwit2x

Segwit2x

Il Bitcoin sta vivendo dunque gli ultimi giorni prima del faccia a faccia con l’attacco più pericoloso di tutti i tempi. Un momento di svolta che potrebbe portare alla morte del Bitcoin che tutti conosciamo, per soccombere ad un versione “maligna”.

Le transazioni potrebbero non venire confermate, la fiducia nel sistema potrebbe essere perduta, il bitcoin e l’intero mondo blockchain potrebbe rivelarsi molto più vulnerabile all’attacco di quanto si pensasse in precedenza.

Una luce in fondo al tunnel

Tuttavia è ancora presente un flebile speranza per il Bitcoin, che potrebbe infatti mostrare i muscoli e resistere all’attacco del consortium, uscendo vincitore dagli avvenimenti del 16 novembre.

L’attacco al 51% è “l’ultimo livello” per il Bitcoin, per provare la sua autorità ed affidabilità alla community. Il creatore (il Consorzio) sta cercando quindi adesso di distruggere la sua stessa creatura, riuscirà la macchina (Bitcoin) a sopravvivere al fanatismo ed eccesso di zelo dell’uomo? Lo scopriremo solo vivendo il 16 Novembre 2017.

Investire su Bitcoin ha ancora senso?



In questo momento così delicato ha ancora senso investire in Bitcoin?
Certo, tutto dipende però dalla modalità con cui si investe. Molti esperti consigliano di utilizzare i CFD (contratti per differenza). Grazie a questo strumento derivato è possibile fare profitti sia quando il valore del Bitcon sale, sia quando scende.

I CFD sono uno strumento regolamentato e quindi c’è la massima sicurezza, visto che le autorità di controllo (CONSOB Per l’Italia) vigilano sul trading di CFD.

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Sull'autore

Andrea Lagni

Giornalista pubblicista dal 2016. Laureato in Informatica. Appassionato di Criptovalute dal 2015.

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