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Bitcoin Mining inquina? Nuovi dati sull’impatto ambientale

Il processo di estrazione del Bitcoin, che al suo interno integra numerosi meccanismi che avremo modo di ricordare nel corso del nostro approfondimento, viene da sempre accusato da esperti ed ambientalisti di risultare dannoso per il pianeta. Il Bitcoin mining inquina? Quali sono i dati rilevati dalle principali società che operano nel settore?

Domande ad oggi poste da tutti coloro che di Bitcoin, inteso in questo caso come ecosistema e network su transazioni, pongono da sempre un interesse esistenziale. Sappiamo che per convalidare blocchi all’interno della sua rete, l’ecosistema Bitcoin utilizzi la potenza collettiva messa a disposizione da migliaia di utenti.

Gli stessi utenti, partecipano quindi proponendo potenze di elaborazioni con schede video e computer super performanti, i quali richiedono in modo parallelo un grande dispendio di energia. Aspetto che ha portato molti ecosistemi a basarsi sul differente sistema di convalida PoS, rispetto al PoW.

Una delle società più importanti, a risultare da sempre presente su analisi di dati all’interno del settore crypto, è CoinShares. La stessa propone altresì studi riferiti all’impatto ambientale di specifiche criptovalute, come ad esempio il Bitcoin.

Criptovaluta che, lo ricordiamo prima di continuare con la news, risulta attualmente listata all’interno di piattaforme professionali ed autorizzate, come ad esempio eToro (broker con più di 42 asset crypto supportati e con una piattaforma funzionale ed interattiva).

Bitcoin Mining inquina? Sì, anche se..

Ricollegandoci a quanto esposto sul Bitcoin mining che inquina sotto l’aspetto del consumo energetico, è bene ricordare come lo stesso concetto faccia riferimento all’utilizzo di energie derivanti da fonti fossili e quindi non rinnovabili.

Studi più recenti, vanno in questo caso a considerare l’impatto dello stesso processo sulla convalida dei blocchi e quindi di estrazione, mettendo essenzialmente in relazione i gCO2 con i KWh (inteso in questo caso come unità di misura).

I dati più recenti espongono un valore pari a circa 466, che risulta in ogni caso più basso rispetto a quello che era stato da sempre analizzato in passato. L’utilizzo delle energie di origini fossili (per intenderci con gas naturale, carbone, petrolio e così via), rappresentano ancora ad oggi il propulsore chiave per molti settori.

All’interno degli stessi, è possibile annoverare anche il processo di estrazione del Bitcoin. Nonostante ciò, nel corso degli ultimi tempi, qualcosa è lentamente iniziato a cambiare. Le drastiche decisioni prese in Cina (si pensi ad esempio al ban sulle attività), hanno portato società e grandi fattorie ad avvicinarsi sempre di più a sistemi con fonti rinnovabili.

Nel giro di pochi mesi, il focus è stato così posto sul mining legato all’uso di energie ad impatto zero (come ad esempio energia eolica, energia solare, o qualsiasi altra fonte green). Un’attività che è stata altresì promossa anche da molti Stati Americani, da sempre propensi ad accogliere le farm cinesi nei loro territori.

La strada per una produzione di Bitcoin ad impatto zero risulta ancora lunga, anche se, aspetti esposti in precedenza, mostrano come qualcosa stia realmente iniziando a cambiare a favore dell’ambiente e di questioni di salvaguardia del pianeta (sempre più apprezzati dagli utenti in rete).

Conclusioni

Notizia odierna, che si ricollega in modo diretto al Bitcoin, che in questo caso è stato considerato nella sua accezione da ecosistema e network per transazioni, permesse dalla convalida dei blocchi, a sua volta legata al processo proof of work e di mining.

Al di là di tutto ciò, il Bitcoin rappresenta ad oggi una criptovaluta in tutto e per tutto (la più longeva in assoluto) e quella con maggior market cap al momento di questa stesura. Rappresenta altresì uno degli asset crypto maggiormente listati all’interno di broker e di piattaforme professionali.

Una delle più note, a mostrare in modo chiaro e trasparente le proprie licenze e regolamentazioni, è eToro (qui la pagina ufficiale). Lo stesso intermediario permette a tutti gli utenti iscritti di poter accedere ad una vasta sezione di criptovalute. Fra le stesse, è possibile individuare anche il Bitcoin. Sul BTC, il broker permette di:

  • agire in modo diretto sull’asset sottostante;
  • negoziare utilizzando contratti per differenza (quindi strumenti derivati che vanno a replicare l’andamento dell’asset sottostante).

Tutto ciò tramite una piattaforma funzionale, altamente semplificata nella gestione e con tantissime funzionalità a costo zero. È possibile seguire in tempo reale l’andamento di tutte le criptovalute supportate, tramite pratici grafici in live.

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Francesco

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