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Bitcoin: cosa dice la legge italiana

Il grande aumento nel valore del Bitcoin, ha portato sempre più persone ad informarsi su questo mercato, investendo in maniera sempre più copiosa nel tempo.

La grande crescita del mercato delle criptovalute durante gli ultimi 10 mesi ha raggiunto livelli mai visti prima d’ora, coinvolgendo sempre di più persone, non necessariamente esperti di investimenti, ma anche veri e propri investitori alle prime armi, che si sono riversati all’interno dei mercati finanziari, prendendo alla sprovvista sia gli enti di regolamentazione che gli Stati ed Istituzioni economiche in generale.

Inutile dire che durante gli ultimi mesi del 2017 ed i primissimi giorni del 2018, il prezzo del Bitcoin ha raggiunto i suoi massimi storici, per poi cadere nuovamente e dimezzando il suo prezzo.

Le istituzioni di tutto il mondo si sono adoperate per iniziare a regolamentare questo mercato finanziario, che fino ad allora non era riuscito a stare al passo con la legge, in una vera e propria “zona franca”, senza leggi apposite.

L’Asia è sicuramente stato il continente a destare più scalpore, in particolar modo con la Cina e la Corea del Sud, i due paesi dove il mercato delle criptovalute ha avuto un grande successo.

La Cina (e c’era da aspettarselo) ha adottato una regolamentazione molto severa, mentre la Corea del Sud non si è ancora pronunciata chiaramente sulla questione.

La legge sul Bitcoin in Italia: cosa dice l’Agenzia delle Entrate?

Senza dubbio una delle prime questioni da dire sull’Italia è che, anche nel nostro paese, la legge sul Bitcoin non è propriamente chiara.

In questo momento, la regolamentazione è possibile trovarla all’interno della Risoluzione 72 che venne pubblicata nel settembre del 2016. Tuttavia si tratta di una risposta al cosiddetto “interpello”, ovvero una richiesta di chiarimenti che non ha valore legale.

La Risoluzione 72 tratta infatti le questioni giuridiche e fiscali sulle criptomonete, assimilando quindi le criptomonete alle valute estere.

Regolamentazione Exchange in Italia

E per quanto concerne invece quei siti internet dove è possibile comprare e vendere i Bitcoin, la legge cosa dice? I siti di exchange più importanti sono senza dubbio colossi come CoinBase, Bitfinex e molti altri ancora. Questi exchange non hanno sede legale in Italia e quindi le autorità non possono agire direttamente, ma possono bensì provare almeno a porre freno alle operazioni.

Nel luglio del 2017 è stata approvata ed è entrata in vigore la legge IV Direttiva antiriciclaggio, ovvero una legge che per la primissima volta ha preso in considerazione il mondo delle criptovalute, inserendo dunque questa legge nell’ambito di quelle che hanno come obiettivo principale il contrasto del riciclaggio di denaro.

Le legge ha infatti equiparato gli exchange ai cambiavalute. Possiamo quindi considerate gli exchange quindi come degli “operatori non finanziari”, estremamente differenti rispetto ai promotori finanziari, società di investimento o consulenti.

Ma quindi, si pagano le tasse?

In assenza di obblighi di segnalazione alle autorità fiscali italiane da parte degli intermediari esteri, è alquanto difficile che l’Agenzia delle Entrate possa contestare la mancata dichiarazione di disponibilità all’estero di criptovalute e delle relative plusvalenze. Tuttavia, questo non significa che chi investe nelle criptovalute non debba pagare le plusvalenze sui guadagni fatti attraverso il Bitcoin e le altre crypto.

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Sull'autore

Andrea Lagni

Giornalista pubblicista dal 2016. Laureato in Informatica. Appassionato di Criptovalute dal 2015.

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